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Insights

Uovo Rinascita

Quaranta giorni per una vita migliore

Sono circa due mesi che non scrivo un post. Sessantasette giorni per l’esattezza.

Che strano però… per chi si sia imbattuto per la prima volta su questo blog, dove storie e riflessioni narrano di una vita dedicata ad incontrare sé stessi per poter incontrare veramente gli altri, questa lunga pausa sarà durata il tempo di un paio di click.

Sarebbe carino, oltreché ospitale, far sentire queste persone a proprio agio, al passo con gli altri assidui lettori, conferendo a questa parentesi un peso reale come una lunga attesa, magari mettendoci qua e là una qualche emozione.

Piccola. Ma autentica.

Dopo un anno di lavoro tra percorso personale ed esperienze al servizio dell’altrui crescita, una vacanza di quindici giorni non mi è bastata. Per quanto fresca, rilassante, a tratti toccante, piena di profumi, colori e musiche che solo la terra sicula può offrire, non ero realmente pronto per ricominciare.

Ovviamente gli impegni lavorativi dovevano necessariamente essere portati avanti, e così è stato. Mi riferisco ai percorsi individuali, ai workshop già programmati, alla calendarizzazione del nuovo anno, all’aggiornamento professionale e via discorrendo.

Ciononostante sentivo che dentro di me qualcosa faticava a chiarirsi, qualcosa di grosso, talmente ingombrante da separare “ciò che sentivo” da “ciò che pensavo” , compromettendo anni di fatica spesi ad attivare questo canale e, di conseguenza, la capacità di poter accompagnare altre persone nel proprio percorso.

Ho provato, credetemi, ad aprire un documento word per buttare giù una bozza da pubblicare on-line; le idee non mi mancano di certo, men che meno le storie che avrei da raccontare. Eppure: niente.

L’ispirazione evaporava dopo una ventina di lettere, continuavo a scrivere, tornavo indietro, cancellavo l’incipit, riformulavo il concetto portante e poi… volavo. Libravo nell’etere, finché non tornavo coi piedi per terra riscoprendomi con lo sguardo fisso nel vuoto, chissà da quanto tempo, a perdermi tra pensieri zigzaganti, simili a palle da biliardo dopo la prima steccata al triangolo.

Che cosa mi stava accadendo?

Ho cercato la risposta nei libri, nei miei diari, nei pareri delle persone che mi sono vicine, in lunghe passeggiate, in ogni meditazione: non è servito a niente.

Intanto i giorni, le settimane, passavano; mentre questa sorta di gomitolo polveroso tra il cuore e lo stomaco diventava sempre più grande, sempre più consistente.

Una mattina, esausto, mi sono alzato dal letto e mi sono detto: «Ora basta, questa storia deve finire: non posso mica diventare matto a furia di pensarci?» Ed ecco che da una nuvola dell’Olimpo è piovuta una goccia di intuizione: forse era proprio il caso di diventare matto, almeno per un po’ di tempo.

Per quanto imprevedibile nell’evolversi delle singole relazioni e nel progredio dei gruppi che continuavo a condurre, nella sua anti-omologazione la mia esistenza si muoveva a cavallo di un flusso di eventi a dir poco circolare. Ovviamente, tale ridondanza veniva validata dalla mia mente come una configurazione indispensabile per il benessere nella mia vita quando, esattamente al contrario, la linearità logico-consequenziale percepita era proprio ciò che impediva alla mia vita di rinnovarsi.

D’un tratto compresi  che per svelare l’arcano e ritrovare il mio benessere era necessario, oltreché urgente, interrompere assolutamente quella circolarità mentale e fasulla.

Del resto, come ogni bambino può testimoniare, bisogna pur rompere l’uovo per poter scoprire la sorpresa che c’è dentro, nevvero?


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Quel giorno ho disdetto tutti gli appuntamenti e, anziché realizzare un programma preconfezionato in cui mi ero preincapsulato, ho deciso semplicemente di iniziare la mia giornata.

Così sono andato in una libreria dove tempo addietro aveva attratto la mia curiosità un libretto di aforismi, l’ho stanato nascosto tra grossi volumi New Age, infine ho aperto una pagina a caso da dove è balzato fuori a mezzo busto Philippe Noiret, proprio lui, il quale con la voce di Bruno Alessandro, suo doppiatore ne Il postino, mi recitava la seguente frase di Pablo Neruda:

«Alfredo: potranno recidere tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera!»

Per un attimo era come se mi trovassi a Procida, nei panni di Massimo Troisi.

E poi: colpo allo stomaco… Che dolore! Tuttavia era proprio quello che mi ci voleva per frantumare quel simil-cemento che stava soffocandomi il cuore.

“Sento che è giunto il momento di recidere qualche fiore – pensai. Non sarà certo facile attraversare il dolore. Ciononostante sono certo che la forza della vita continuerà ad andare avanti e a rinnovarsi, proprio come si rinnovano le stagioni”.

Ho reciso, ho sofferto, è stato un po’ come morire a me stesso.

Una notte ho sognato la voce di uno dei miei Maestri che mi sussurrava all’orecchio: «Quaranta, Anima».

Secondo l’Induismo, la coscienza di ogni essere umano dopo la morte vaga in una sorta di esistenza intermedia tra l’anima terrena e la dimensione spirituale, un periodo di circa quaranta giorni in cui egli ha l’opportunità di recidere i legamenti con le illusioni materiali per dirigersi, finalmente libero, verso una rinascita migliore.

Non a caso il Buddismo Tibetano ha sviluppato un rituale, il Bardo Thodol, per aiutare gli spiriti appena deceduti in questo faticoso cammino, funzione analogamente assolta dal Libro Egiziano dei Morti e dal Garuda purana vedico.

Infine, nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli contenuti nel Nuovo Testamento, si trova la seguente frase: «Egli – Gesù N.d.A. – si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio».

I miei quaranta giorni scadranno tra una settimana circa e già adesso sento qualcuno scalciare dentro di me. Poiché sono certo che sarà un po’ come rinascere a me stesso.


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Questo post dal titolo “Quaranta giorni per una vita migliore” è stato scritto da Alfredo Pochet, Counselor Olistico ad Orientamento Bioenergetico.

Iscritto ai registri nazionali FAIP (Federazione Italiana Associazioni di Psicoterapia) conduce Percorsi di Crescita individuali, di gruppo, classi di Bioenergetica e workshop tematici per favorire il benessere nelle relazioni, con se stessi e con gli altri.

Nei suoi lavori di Counseling integra metodologie moderne con tecniche maturate a seguito di un percorso di consapevolezza tradizionale.


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Alfredo Pochet - Percorsi di Crescita e Consapevolezza di Sé.