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Lampedusa: la Bellezza oltre il Disinganno

Osservandola dall’oblò dell’aereo, sembra di planare dolcemente su di un piccolo scoglio disperso nel Mediterraneo.

Salutandola dal ponte della nave, Lampedusa appare come un antico veliero arenatosi su un’imprevedibile secca in mezzo al mare, da dove, per qualche strano incantesimo, col passare dei secoli si è poi trasformata in isola.

A dire la verità, quando Francesco e Carmen un paio di mesi fa invitarono me e la mia compagna a trascorrere qualche giorno sull’ultimo (o il primo, dipende dai punti di vista) tratto di terra italiano, ero molto, molto scettico.

Il pensiero andava inevitabilmente alle tragedie dei migranti africani che ci hanno sconvolto negli ultimi anni, alle centinaia di vite sopravvissute all’inferno, approdate su quest’avamposto della civiltà europea per scappare dagli orrori della loro terra d’origine.

Ma Francesco e Carmen insistevano: «Guarda che non è più come prima, l’emergenza è passata, oramai Lampedusa è tornata ad essere “semplicemente” l’isola che era: acque cristalline, spiagge paradisiache e un’ospitalità proverbiale. Alfredo: FIDATI!».

Quest’ultima parola di sei lettere fece vacillare le mie convinzioni.

Di chi mi devo fidare? Della mente, questa specie di arido database in cui si accavallano le immagini trasmesse da tutti i media che connettono, come in un algoritmo, la parola “Lampedusa” al concetto di “Emergenza migranti”? Oppure sarebbe meglio ignorarle per seguire le emozioni suscitate dai racconti di due cari quanto sinceri amici?

Quando lavori su te stesso per facilitare i percorsi di crescita delle altre persone, da un certo punto di vista è come se, inevitabilmente, il lavoro te lo portassi sempre a casa.

È più che una scelta di vita, si tratta di una prospettiva esistenziale.

Così, per esempio, in una tranquilla sera di giugno ero con degli amici davanti ad una pizza per parlare di vacanze quando, improvvisamente, mi sono ritrovato a dirimere in prima persona uno dei temi più caldi che affronto insieme alle persone: meglio il cuore o la testa? Quanto ci si può fidare della “ragione”? Quanto, soprattutto quando, delle proprie emozioni?

Nel mio caso specifico, come quasi sempre accade, alla fine ha vinto il cuore, ma devo dire per onestà che la mente gli ha dato del filo da torcere. Insomma, l’ultima parola sulla questione Lampedusa se l’è dovuta sudare… E alla fine il cuore “ha avuto ragione”!

Lampedusa al tramonto

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È stata una magnifica esperienza, Lampedusa ad agosto è piena di vita come le migliori località turistiche europee, eppure in spiaggia regna un silenzio surreale, quasi come se si stesse da soli.

Per godersi in solitudine le spiagge e le cale più frequentate occorre muoversi in orari strategici, provando ad esempio a stravolgere le proprie abitudini. Nonostante ciò, con un po’ d’intuito e tanta fortuna, siamo riusciti a trovare degli angoli di paradiso quasi deserti, ed è stata un’avventura che consiglierei a tutti.

Sarebbe superfluo parlare delle bontà culinarie, dalla gastronomia alla pasticceria tipica siciliana, passando per il pesce fresco appena pescato, cotto e servito a tavola in ottimi ristoranti, o in modalità “street-food” al Porto Nuovo.

Ma il vero motivo per cui ho deciso di condividere la mia esperienza lampedusana su questo blog ha a che fare con la discrepanza tra “realtà in sé e realtà percepita” di cui ho parlato in precedenza, che talvolta viene a crearsi nella quotidianità senza che, ahinoi, ce ne rendiamo conto.

Visitando la più grande… Mi correggo: soggiornando su “la meno piccola” delle isole Pelagie, ho potuto constatare che da tempo non vi sono più “sbarchi”, poiché le persone vengono soccorse in mare dalle navi della Marina e successivamente trasferite nei centri di prima accoglienza di Ragusa (Pozzallo), Lecce (Otranto), Cagliari (Elmas) e – solo in minima parte – Lampedusa.

Si potrebbe quindi affermare che oggi Lampedusa sia tornata ad essere un’isola “normale”,  ma in pochi ne parlano, quantomeno nessuno si preoccupa di restituire agli abitanti di un’isola che vive di pesca e turismo un’immagine congruente con la situazione attuale, forse perché la normalità non fa notizia quanto la tragedia, anche se si tratta di una rara, magnifica, normalità.

Se non mi fossi fidato dei miei amici le mie ultime percezioni a riguardo sarebbero rimaste quelle stimolate dai TG, sarei stato cioè vittima di una sorta di auto-inganno, certamente favorito dal silenzio dei media ma di cui – attenzione – sarei stato io il vero responsabile.

Invece, non bisognerebbe mai dimenticarsi di una possibile “discrepanza”, poiché quando accade la nostra vita perde di autenticità, con conseguenze imprevedibili.

In definitiva, oltre a godermi qualche giorno di meritato relax, ho rinnovato a me stesso l’impegno a non fidarmi troppo delle percezioni indotte o assorbite automaticamente dalla realtà circostante, a sospendere qualsiasi giudizio aprioristico lasciandomi guidare dall’istinto e dando il giusto valore alla mia personale esperienza.

E questo è quanto.

Cari lettori, se avete a disposizione qualche giorno di vacanza e non avete ancora deciso dove andare; se amate il mare, quello vero, ed il sole, quello rovente; se desiderate paesaggi poetici e tramonti emozionanti, fidatevi di me, Lampedusa può essere proprio l’isola che state cercando.

Buona realtà a tutti 😉

Acque di Lampedusa

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Questo post dal titolo “Lampedusa: la Bellezza oltre il Disinganno” è stato scritto da Alfredo Pochet, Counselor Olistico ad Orientamento Bioenergetico.

Iscritto ai registri nazionali FAIP (Federazione Italiana Associazioni di Psicoterapia) conduce Percorsi di Crescita individuali, di gruppo, classi di Bioenergetica e workshop tematici per favorire il benessere nelle relazioni, con se stessi e con gli altri.

Nei suoi lavori di Counseling integra metodologie moderne con tecniche maturate a seguito di un percorso di consapevolezza tradizionale.


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Alfredo Pochet - Percorsi di Crescita e Consapevolezza di Sé.