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Pachamama 6

PACHAMAMA: Nostra Madre Terra

La tradizione indigena americana riserva un culto particolare alla Terra venerando una divinità, chiamata Pachamama (Madre Terra), che in sé racchiude non solo i principi, le forze e le qualità femminili presenti nell’intero universo, ma anche l’intima connessione tra tutti gli esseri viventi, nello Spazio e nel Tempo.

Riscoprire questi culti, o semplicemente riflettere per qualche minuto su alcuni aspetti fondamentali di essi, può aiutarci a sentire la nostra esistenza in tutta la sua pienezza; può guidarci verso il sentiero che dagli aridi automatismi della società attuale conduce al senso, caldo e profondo, di ogni singolo istante che scegliamo liberamente di vivere.

Lo scorso 24 luglio ho partecipato ad un evento presso il Centro Olistico Samsara di Cerveteri dedicato alla tradizione Maya, durante il quale ho avuto la possibilità di conoscere Antonio Giacchetti, Alberto Ruz Buenfil e Thomas Torelli.

Il primo ha curato la traduzione in Italiano de Il Fattore Maya di José Arguelles, bestseller mondiale che ha contribuito in modo decisivo non solo a cambiare radicalmente la percezione che si aveva della civiltà precolombiana, ma anche a divulgare quei principi culturali la cui riscoperta potrebbe porre le basi per un nuovo paradigma esistenziale.

Alberto invece è un nativo americano messicano che ha vissuto gran parte della sua vita girando per il mondo, impegnandosi in numerose campagne a favore dei diritti umani e creando villaggi ecosostenibili, fondati sulla cooperazione e il rispetto reciproco.

Thomas è un regista che qualcuno potrebbe definire “complottista” per aver, nei suoi documentari, dato voce ai più deboli, o semplicemente per aver cercato di offrire allo spettatore un punto di vista differente dalle versioni ufficiali su fatti di cronaca, nazionale e mondiale.

A un certo punto l’ordine dell’Universo ha fatto sì che le strade di un esperto di civiltà Maya, un nativo dello Yucatan e un documentarista spontaneamente s’incrociassero, e che Antonio (conferenziere) e Thomas (regista) si offrissero di supportare la campagna per istituire una “Carta dei Diritti di Madre Terra” che Alberto sta portando avanti in tutto il mondo.

Ciò che ha unito questi tre personaggi è stato il bisogno di diffondere un modello culturale umanistico alternativo a quello partorito dal progresso tecnologico dell’ultimo secolo, dominante oramai in tutto il mondo e che, a fronte di un apparente benessere materiale, ci ha condotto in una crisi sociale e individuale, psicologica e spirituale, che appare inarrestabile.

Da questa alchimia sono nati il documentario PACHAMAMA – Manifesto per la Madre Terra e una tournée di eventi in tutta Italia attualmente in corso, dove è possibile assistere alla proiezione del film e ascoltare la voce della tradizione Maya, interpretata da un suo discendente diretto, su temi che riguardano il presente che stiamo vivendo e il futuro che possiamo co-creare.

Ma che cosa intendono i nativi americani quando parlano di “Madre Terra”? E soprattutto, in che modo la comprensione di questo concetto può riguardarci?


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Le popolazioni che abitavano lo Yucatan diverse centinaia di anni fa vivevano un’intima connessione con tutto ciò che esiste nell’intero Universo, e su questa percezione diretta, non mediata dalla mente, fondavano ogni aspetto della vita sociale.

Un orientamento assolutamente analogo sul piano biologico lo ritroviamo a distanza di secoli nel concetto di Ecosistema, considerato dalla Scienza contemporanea come l’insieme degli animali e delle piante coesistenti nello stesso territorio, caratterizzato da un’assoluta interdipendenza tra gli elementi, dove in altre parole “tutto dipende da tutto” (esseri viventi, materiale inorganico, condizioni climatiche etc.)

Si tratta quindi di un dato di fatto incontrovertibile, ciononostante noi viviamo ignorandolo. Tutt’al più dopo averlo studiato sui libri di Biologia lo consideriamo, nella maggioranza dei casi, come una nozione assolutamente vera quanto astratta, che in fondo non ci riguarda, che non può influenzare la nostra quotidianità.

Eppure, molti dei nostri problemi, personali e sociali, su piccola e larga scala, derivano proprio dal sentirci separati non solo dalla Natura, ma anche dagli altri esseri umani, e quando questa percezione riguarda anche i nostri affetti ecco che ci sentiamo abbandonati, incompresi, definitivamente isolati.

In quei momenti, se riuscissimo a mantenere la percezione diretta che la nostra condizione naturale è quella di esseri intimamente uniti gli uni agli altri, ci renderemmo conto che la solitudine che stiamo provando è scaturita da un’elaborazione mentale assolutamente artificiale, pertanto illusoria.

Talvolta questa consapevolezza può trasformarsi nel primo passo per rinnovare il nostro stato d’animo, se non un’intera esistenza. Non a caso i Maya usavano salutarsi affermando «In Lak’ Ech», che letteralmente significa «Io Sono un altro Te».

Per le stesse ragioni in ogni mio lavoro propongo esperienze tali da attivare direttamente la coscienza corporea e l’intelligenza emotiva, poiché è nel corpo e nelle nostre emozioni che possiamo sentire concretamente questa condizione di connessione armonica con il Tutto.

Un Grande Tutto di vita pulsante e di cui, secondo i Maya, il nostro mondo rappresenta una piccola porzione, dove l’energia che vivifica ogni cosa esistente sul pianeta deriva dalla Terra e dal Sole, esseri viventi dotati di coscienza, come una Grande Madre e un Grande Padre dei quali siamo tutti figli.

Di contro, oggi noi viviamo in una dimensione irreale, dove siamo cioè costantemente disconnessi da ciò che stiamo realmente vivendo, nel Tempo e nello Spazio. Ovunque ci troviamo, nella maggior parte dei casi la nostra coscienza è totalmente concentrata nella mente, una sorta di “non luogo” dove ci muoviamo tra miriadi di pensieri riguardanti ciò che abbiamo fatto, che faremo o che stiamo facendo, oltremodo distratti da stimoli tecnologici, cosicché ignoriamo ciò che realmente ci accade intorno e dentro.

In questa condizione siamo praticamente incapaci di sentire il nostro legame con la Terra. Se invece avvertissimo questa unione, allora saremmo in grado di riconoscere nei cicli della Pachamama i ritmi naturali del nostro essere, li favoriremmo, a vantaggio di qualsiasi attività che desideriamo svolgere. Analogamente, nei momenti cruciali della nostra esistenza potremmo rispecchiarci nelle fasi cicliche che ci accomunano a tutti gli esseri viventi, nel micro e macro cosmo, e da questa evidenza ricavare la giusta armonia interiore per realizzare i nostri passaggi.

Purtroppo, anziché riconoscerci nella realtà in quanto tale, oggi è come se tutti noi ci identificassimo con ciò che intende rappresentarla. Parafrasando l’intervento di Giacchetti, se ad esempio consideriamo le ore di svago che trascorriamo connessi alla rete nelle sue molteplici forme, vi aggiungiamo il tempo che dedichiamo al lavoro e agli spostamenti per raggiungerlo, è come se investissimo gran parte delle nostre energie, dei sentimenti e dei pensieri in attività che o simulano un’esperienza concreta umanamente gratificante, o che dovrebbero consentirci di viverla.

Ma la vita poi dov’è? Qualcuno potrebbe obiettare: «Beh, questa è la vita!». Ed è proprio quello che intendo dire: siamo effettivamente convinti che questa rappresentazione sia l’unica vita, vera e possibile.

Un po’ come accade con il nostro Calendario. Così come afferma Alberto Ruz nel documentario di Thomas Torelli, siamo passati dal considerarlo come un semplice modello di calcolo del tempo ad un qualcosa di assolutamente coincidente con la realtà. Ma siamo davvero certi che il tempo sia una specie di linea che sfreccia verso l’infinito, come un treno senza destinazione partito dalla nascita di Cristo, su cui viaggiamo a bordo del vagone 2016?

I Maya propongono un altro modello di calcolo del tempo, non lineare bensì circolare, dove i cicli dell’Uomo si sincronizzano con quelli della Pachamama, ed insieme con quelli della Luna, poi del Sole, dei pianeti del Sistema Solare, dei movimenti della Galassia e così via. Un calendario che, conferendo una qualità specifica ad ogni fase rappresentata, ci ricorda tutte quelle ciclicità direttamente percepibili da ognuno di noi: l’avvicendarsi periodico delle stagioni, del giorno e della notte, delle età nella crescita degli animali, dell’uomo, dei popoli, delle razze.

Eppure, sebbene fedele e coerente con ciò che accade nel nostro Universo, anche questo calendario resta pur sempre un modello, funzionale per interpretare la realtà delle cose, ma non confondibile con essa.

Poiché la vita è Qui e Ora.


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NOTE:
Per approfondimenti su Thomas Torelli: http://www.unaltromondo.net/.

Per le prossime date della tournée in Italia: http://www.unaltromondo.net/blog/

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Questo post dal titolo “PACHAMAMA – La nostra Madre Terra” è stato scritto da Alfredo Pochet, Counselor Olistico ad Orientamento Bioenergetico.

Iscritto ai registri nazionali FAIP (Federazione Italiana Associazioni di Psicoterapia) conduce Percorsi di Crescita individuali, di gruppo, classi di Bioenergetica e workshop tematici per favorire il benessere nelle relazioni, con se stessi e con gli altri.

Nei suoi lavori di Counseling integra metodologie moderne con tecniche maturate a seguito di un percorso di consapevolezza tradizionale.


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