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Insights

Unlearning

L’Arte di Disimparare

Qualsiasi reale percorso di consapevolezza è un viaggio al contrario, dal frutto al seme, passando per le radici.

L’obiettivo non è aggiungere nuove conoscenze a quelle già acquisiste, ma togliere tutto ciò che è superfluo e che ci impedisce di contattare ciò che realmente siamo.

I nostri bisogni, i talenti innati e quelle esperienze che sarebbero in grado di dare un senso autentico alla nostra vita, appaiono sommersi da impegni, appuntamenti, responsabilità. E da tutte quelle abitudini che, da libera scelta, col passar del tempo abbiamo visto trasformarsi in necessità per il nostro benessere quotidiano.

«Le cose che possiedi finiscono prima o poi col possederti», afferma Brad Pitt, alias Tyler Dunner, in Fight Club, cult movie di fine anni novanta.

Diciassette anni dopo, un insospettabile famigliola italiana, composta da tre anime se non pure sicuramente sincere, trova il coraggio per andare oltre la semplice condivisione intellettuale di questo monito partorito dal genio di David Fincher e, prima ancora, di Chuck Palahniuk.

Ed è così che papà Lucio, mamma Anna e la piccola Gaia mollano tutto, ma proprio tutto, e per sei mesi girano uno spicchio di Terra europea alla ricerca di persone che stanno realmente provando a creare una società alternativa al consumismo e all’alienazione dell’uomo contemporaneo.

L’esito è sorprendente, così come il documentario, dal titolo Unlearning – Un invito gentile alla disobbedienza, che riporta fedelmente l’evolversi della loro avventura rivelandosi, più che audace, spudoratamente efficace.

Il lungometraggio è in distribuzione proprio in questi giorni; onde evitare spoiler mi limito a condividere il sapore che mi ha lasciato in bocca questo succo di vita per una volta vissuta, e non lasciata vivere.

Siamo così assuefatti ai colori “vividi e reali” degli schermi piatti che illuminano il buio dei nostri divani, che ignoriamo lo stupore che può suscitare la volta celeste incastonata di stelle; specie se uno dei lumini dall’alto decide, d’un tratto, di precipitare proprio sotto i nostri occhi sbalorditi, increduli di quella che definiremmo aridamente una semplice coincidenza se il cuore, per una volta, non ci rimbalzasse in petto.

Comunichiamo costantemente con qualcuno, siamo cercati in continuazione da trilli e notifiche che ci scippano la coscienza da ciò che stiamo vivendo per depositarla in una dimensione di relazioni assolutamente virtuali, poiché se gli occhi sono lo specchio dell’anima, non puoi comprendere le vere intenzioni di una persona, malevoli o benevoli che siano, semplicemente strisciando il tuo sguardo su dozzine di caratteri che si inseguono freneticamente.

Ci sottoponiamo, volutamente ma passivamente, a raffiche di informazioni che ci vengono sparate contro da innumerevoli dispositivi portatili, cartelloni luminosi alla fermata dell’autobus, monitor in metropolitana… ma, alla fine, in tutta sincerità: quante storie abbiamo da raccontare?  Una volta potevamo scegliere se accendere o tenere spenta la TV; oggi non ci si può quasi più sottrarre allo tzunami perenne di notizie che sommerge, istante dopo istante, il nostro mondo.


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Potrei andare avanti per un bel pezzo, ma a quanto pare dopo sei cento caratteri l’utente medio si stanca, passa oltre, e poiché siamo potenzialmente tutti utenti medi, soprattutto in certe giornatacce, mi conviene tagliare corto.

In poche parole, per la maggior parte della nostra giornata, della settimana, dell’intera vita, rischiamo di limitarci a reagire, automaticamente e inconsapevolmente, a stimoli cui veniamo costantemente sottoposti a mo’ di addestramento. A questo punto i complottisti affermerebbero “a vantaggio di poteri occulti che manovrano le nostre vite”, ma aldilà dei fini e dei principi di questa insana società globale, resta il fatto, assolutamente inconfutabile, che rinunciamo alla nostra individualità. E, di conseguenza, a cercare la nostra anima, qualsiasi cosa essa sia.

Conducendo da diversi anni donne e uomini in percorsi di crescita che io per primo ho attraversato, sento che non contano tanto le risposte che le numerose famiglie incontrate da Lucio, Anna e Gaietta hanno provato a dare, coi fatti, alla loro ricerca di umanità.

Ciò che accomuna tutte le vicende, da nord a sud dell’Europa, così come la stessa storia dei tre simpatici protagonisti di questo folle viaggio, è il discernere l’inutile da tutto ciò che è necessario, attraverso l’arte del disimparare per arrivare, finalmente, almeno in parte o temporaneamente, a riconoscersi.

Questa è l’unica consapevolezza reale, autentica, possibile.


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Questo post dal titolo “L’Arte di Disimparare” è stato scritto da Alfredo Pochet, Counselor Olistico ad Orientamento Bioenergetico.

Iscritto ai registri nazionali FAIP (Federazione Italiana Associazioni di Psicoterapia) conduce Percorsi di Crescita individuali, di gruppo, classi di Bioenergetica e workshop tematici per favorire il benessere nelle relazioni, con se stessi e con gli altri.

Nei suoi lavori di Counseling integra metodologie moderne con tecniche maturate a seguito di un percorso di consapevolezza tradizionale.


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