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Insights

Ostacolo Prospettiva

Superare un ostacolo cambiando prospettiva: ma come si fa?

C’è una favola attribuita a Paolo Coelho che circola in rete da diversi anni, s’intitola: “La piccola fattoria e la vacca”, la cui morale, a parer mio, è assai fuorviante, a tratti addirittura pericolosa.

Il medesimo rischio che ravvedo in frasi del tipo: «Quando nella vita ti si chiude una porta poi si spalanca un portone», «Il signore manda il freddo secondo i panni», «Ogni impedimento è giovamento», «Gli ostacoli della vita sono una soluzione». Frasi simili vorrebbero erigere a norma generale e fatalista un fenomeno molto particolare che, nei fatti, può verificarsi è vero: ma solo a determinate condizioni.

Quando le cose vanno improvvisamente male, se riusciamo a non cadere nella disperazione e a mantenere una ragionevole lucidità sugli eventi, abbiamo la possibilità di tirare fuori il meglio di noi utilizzando l’energia sprigionata dal nostro istinto di sopravvivenza, di cui ignoriamo la reale possanza.
Ma si tratta di una possibilità, il cui successo può dipendere anche dalla nostra capacità di chiedere e trovare aiuto nelle persone che abbiamo accanto.

Oltretutto in situazioni del genere bisogna farsi trovare pronti, ossia capaci di riconoscere le proprie risorse personali inespresse – di cui spesso non siamo assolutamente consapevoli – e nelle condizioni di saper investire su di esse.
Non di meno occorre mantenere un certo livello di lucidità, tenendo presente che le persone che hanno subito un danno improvviso sono le vittime preferite di truffatori, buffoni, ciarlatani, strozzini.

Storie come quella di Coelho invece by-passano totalmente il vissuto individuale, la passione che donne e uomini talvolta sono portati a vivere dagli eventi negativi, che riusciranno a trasformare da ostacoli a soluzioni “se e solo se” saranno presenti a sé stessi.

Se riusciamo a riconoscere il nostro “centro”, a percepire chiaramente l’asse portante della nostra personalità, quell’aspetto autentico di noi che resta invariato anche a fonte di eventi che abbiano compromesso valori, speranze e certezze della nostra vita, allora abbiamo più di una possibilità di farcela.

Nonostante le paure, i rimpianti e le delusioni, mantenendo saldo il contatto con la nostra vera essenza potremmo accorgerci che disponiamo di strumenti in grado di cambiare, talvolta radicalmente, le prospettive percettive.
Osservando noi stessi e gli eventi da punti di vista differenti, possiamo allora scorgere opportunità dapprima nascoste ai nostri occhi: ma si tratta di un percorso, e bisogna essere attrezzati per il viaggio.


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Tornando ai pericoli che strisciano tra i messaggi della favola attribuita allo scrittore brasiliano, ho un’altra considerazione da fare.

Come faceva il maestro filosofo a sapere che il contadino avrebbe certamente reagito con calma e risolutezza alla disgrazia che gli aveva volutamente procurato? E se l’uomo fosse stato invece un cardiopatico? Un ansioso? Se avesse reagito con un attacco di panico o peggio ancora con una depressione, una di quelle che conducono lentamente al suicidio?

Nel momento in cui decidiamo della vita di qualcun altro, ad esempio agendo a sua insaputa oppure guidandolo verso percorsi esistenziali di cui egli non è pienamente consapevole, ci stiamo prendendo in carico quella persona e, volendo orientare il suo destino, dobbiamo agire con responsabilità.

Prima di ammazzare la vacca dovremmo chiederci: il contadino è in grado di reagire con risolutezza ad una tragedia del genere?
Dopo averla uccisa, invece di disinteressarci delle conseguenze del nostro gesto come fa il “maestro” della storia, dovremmo responsabilmente verificare quanto la forza d’animo del contadino stia confermando le nostre migliori aspettative. E se così non fosse allora dovremmo essere noi, in prima persona, ad aiutarlo.

Per chi non la conoscesse vi riporto il testo integrale, invitandovi, dopo la lettura a domandarvi:

COSA AVRESTE FATTO VOI, SINCERAMENTE, AL POSTO DEL CONTADINO? COME AVRESTE REAGITO? CHE COSA AVRESTE PROVATO?

 

LA PICCOLA FATTORIA E LA VACCA

Un filosofo passeggiava in un bosco con un discepolo, conversando sull’importanza degli incontri inaspettati. Secondo il maestro, tutto ciò che si trova davanti a noi ci dà un’occasione per apprendere o insegnare.

In quel momento incrociarono il cancello di una piccola fattoria che, malgrado si trovasse in un’ottima posizione, aveva un aspetto miserabile. «Guardate questo posto – disse il discepolo – Avete ragione: ho appena imparato che tanta gente si trova in Paradiso, ma non se ne rende conto e continua a vivere in condizioni miserabili».
«Io ho detto apprendere e insegnare – ribatté il maestro. Constatare ciò che accade non basta: è necessario verificarne le cause, poiché comprendiamo il mondo solo quando ne comprendiamo le cause».

Bussarono alla porta e furono ricevuti da chi vi abitava: una coppia con tre figli, tutti vestiti con abiti stracciati e sporchi.
«Lei sta qui in mezzo a questo bosco, e non c’è nessun negozio nei dintorni – disse il maestro al capo famiglia – Come riuscite a sopravvivere?»

E l’uomo, tranquillamente, rispose:
«Amico mio, abbiamo una vacca che ci dà vari litri di latte tutti i giorni. Una parte di questo prodotto lo vendiamo o lo barattiamo nel paese vicino con altri generi alimentari. Con l’altra parte, produciamo formaggio, caglio, burro per il nostro fabbisogno. E così tiriamo avanti».

Il filosofo ringraziò per le informazioni ricevute, contemplò il posto per alcuni istanti e poi se ne andò via. A metà del cammino, disse al discepolo: «Prendi la vacca, conducila fino al precipizio laggiù e scagliala di sotto».
«Ma è l’unico mezzo di sostentamento di quella famiglia!»
Il filosofo rimase in silenzio. Non avendo alternative, il ragazzo fece ciò che gli era stato chiesto, e la vacca morì nella caduta.

L’episodio rimase impresso nella memoria del discepolo. Dopo molti anni, quando ormai era un imprenditore di successo, decise di tornare in quello stesso luogo, raccontare tutto alla famiglia, chiedere perdono e aiutarla finanziariamente.
Quale non fu la sua sorpresa nel vedere il luogo trasformato in una bella fattoria, piena di alberi fioriti, con una macchina nel garage e alcuni bambini che giocavano nel giardino. Si sentì disperato, immaginando che l’umile famiglia avesse dovuto vendere la fattoria per sopravvivere. Affrettò il passo e fu accolto da un fattore molto gentile.

«Dov’è finita la famiglia che viveva qui dieci anni fa?» domandò.
«Sono sempre i padroni della fattoria» fu la risposta che ricevette.
Stupito, egli entrò in casa di corsa, e l’uomo lo riconobbe. Gli domandò come stava il filosofo, ma il giovane era troppo ansioso di sapere come fosse riuscito a migliorare in quel modo la fattoria e a sistemarsi tanto bene:

«Be’, avevamo una vacca, ma cadde nel precipizio e morì – disse l’uomo – Allora, per mantenere la famiglia, dovetti piantare erbe e legumi. Le piante tardavano a crescere e, così, cominciai a tagliare il legname per venderlo. Dovetti, pertanto, ripiantare gli alberi ed ebbi bisogno di comprarne degli altri. Comprandone degli altri, mi ricordai dei vestiti dei miei figli e pensai che, forse, avrei potuto coltivare il cotone. Passai un anno difficile, ma quando arrivò il raccolto avevo ormai cominciato a esportare legumi, cotone ed erbe aromatiche. Non mi ero mai reso conto del mio potenziale: meno male che quella piccola vacca morì
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Questo post dal titolo “Superare un ostacolo cambiando prospettiva: ma come si fa?” è stato scritto da Alfredo Pochet, Counselor Olistico ad Orientamento Bioenergetico.

Iscritto ai registri nazionali FAIP (Federazione Italiana Associazioni di Psicoterapia) conduce percorsi individuali, di gruppo, classi di Bioenergetica e workshop tematici per favorire il benessere nelle relazioni, con se stessi e con gli altri.

Nei suoi lavori di Counseling integra metodologie moderne con tecniche maturate a seguito di un percorso di consapevolezza tradizionale.


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