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Problemi Di Comunicazione

Problemi di… Comunicazione

Uno dei fenomeni che può mettere in discussione il benessere di una relazione ricade sotto la definizione di “problema di comunicazione”.

Tutte le volte in cui ci sentiamo frustrati perché, pur percependo l’amore, l’affetto o la stima dell’altra persona, ci rendiamo conto che è quasi inutile discutere di alcune tematiche, spesso sempre le stesse, probabilmente ci troviamo in balìa di un problema di comunicazione, indipendente dalla nostra volontà e buona fede, assolutamente risolvibile.

Quando ciò accade, secondo la mia esperienza professionale, ci si sta giocando non solo una mera opinione su una data questione: la posta in palio, anche se non ce ne rendiamo conto, potrebbe avere a che fare con la nostra identità.

E più forti sono le emozioni che proviamo tanto più è probabile che sia così.

Comprendendo alcuni aspetti del linguaggio che siamo soliti utilizzare ed ampliando, lievemente, le prospettive sul nostro mondo relazionale, possiamo estrarre quei principi attivi con cui creare le nostre soluzioni applicabili, di volta in volta, ai problemi di comunicazione.

Vi porto un esempio pratico.

Qualche tempo fa ho collaborato con Anna Maria Carboni, giornalista, counselor e docente di comunicazione e scrittura, nello sviluppo e conduzione di un workshop destinato al miglioramento della comunicazione e alla prevenzione dei conflitti nei gruppi di lavoro.

Nel corso della parte esperienziale del seminario, invitavamo i partecipanti a discutere in modo assolutamente autentico delle problematiche presenti nel loro team; a un certo punto rimanemmo entrambi come folgorati da un’immagine che descriveva perfettamente quello che stava accadendo: una gara di braccio di ferro!

In questa metafora, la componente del gruppo “sfidante” sosteneva che per crescere professionalmente occorreva investire nella formazione; dall’altra parte, il “campione in carica” affermava invece che era assolutamente inutile poiché, a suo dire, «solo l’esperienza ti fa veramente crescere».

Osservando e ascoltando attentamente lo svolgimento della discussione, io e Anna Maria ci rendemmo conto che al medesimo vocabolo, “formazione”, chi lo invocava attribuiva un significato assolutamente pratico, intendendo cioè la possibilità di imparare sul campo nuove tecniche, mentre la parte antagonista associava un concetto del tipo: “didattica teorica e nozionistica”.

Parlavano una lingua diversa e non se ne accorgevano…

Quando dopo un quarto d’ora glielo facemmo notare, rimasero tutti fortemente impressionati dal fervore che aveva animato i loro interventi, al cospetto della quasi banalità, rapida e indolore, della possibile soluzione alla diatriba.

Del resto, se qualcuno avesse chiesto «Cosa intendi per formazione?», sarebbe parso immediatamente evidente che si era già tutti d’accordo nel “fare più esperienza”, e che l’unico vero problema era che al medesimo significante – ossia “formazione” – venivano attribuiti due differenti significati.

A questo punto fornimmo due strumenti, teorici e pratici, alle persone, utili a prevenire situazioni del genere e a venirne fuori in tempi ragionevoli.


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La mia proposta fu tesa ad osservare quanto ai fini della limpidezza di una comunicazione, sia indispensabile quella che io e i miei colleghi definiamo una “pulizia del territorio”.
Ogni rapporto cioè ha un suo contesto di riferimento, che ci consente di riconoscerci all’interno di esso e di distinguere quella relazione dalle altre.

Si tratta non solo di uno spazio fisico dove si rinnova l’incontro con determinate persone, come può esserlo la casa, l’ufficio, un luogo di svago etc; ma soprattutto di un territorio interno dove albergano tutte le emozioni connesse alla storia di quei rapporti.

Il vissuto interiore talvolta può essere talmente forte da alterare la comunicazione, ad esempio censurando alcuni termini oppure portandoci ad attribuire ad essi significati che confermano le nostre emozioni piuttosto che il contenuto espresso, nel qui ed ora, dal nostro interlocutore.

Grazie al Counseling disponiamo di tecniche specifiche per pulire il territorio delle relazioni e rincontrare le persone cui teniamo, in uno spazio dove siamo tutti più in grado di comprendere e di lasciarci comprendere.

A proposito di comprensione, l’intervento di Anna Maria fu particolarmente illuminante.

In breve, spiegò come ciascuno di noi nel corso degli anni costruisca il proprio vocabolario collegando un significante ad un significato, il che è un processo assolutamente soggettivo ed implica uno dei concetti espressi da Jacques Lacan, secondo il quale «È col linguaggio che ciascuno di noi si autodefinisce».

Questa è una delle ragioni per cui può succedere che il discutere con qualcuno, sia esso un congiunto o un estraneo, venga ardentemente vissuto, più che come una mera questione di principio, quale una difesa estrema d’innanzi ad una minaccia di lesa identità!

Il comprendere questo processo evolutivo della coscienza diviene particolarmente vantaggioso per la comunicazione se consideriamo che, secondo recenti studi, a fronte di ben quattrocento mila lemmi disponibili nella lingua italiana, il vocabolario effettivamente utilizzato dagli italiani non supera le quattro mila voci.

Ciò significa che se da un lato esistono termini in grado di esprimere chiaramente, specificamente ed inequivocabilmente ciò che intendiamo dire, nei fatti noi utilizziamo quasi sempre le stesse parole per esprimere concetti anche diversi, che di conseguenza diventano vaghi o comunque ambivalenti.

Da qui l’altissima probabilità di cadere in equivoci, fraintendimenti e di imbatterci in problemi di comunicazione dove ci si batte per far prevalere il proprio punto di vista su quello degli altri, non considerandolo come “uno” dei punti di vista, ma come l’unica prospettiva plausibile per affrontare la questione su un piano di realtà. Della “propria realtà” s’intende.

Divenire consapevoli di questo meccanismo può condurci, in modo assolutamente sereno, da un lato a domandare, ogni volta che “annusiamo” un problema di comunicazione in una discussione: «Potresti spiegarmi meglio cosa intendi dire?» E credetemi, i risultati sono assolutamente strabilianti.

Dall’altro a mantenere allenata la nostra mente nel conoscere il vero significato delle parole che utilizziamo, non solo per amore linguistico o della cultura in generale, ma perché ne va della qualità delle relazioni importanti.


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Questo post dal titolo “Problemi di… Comunicazione” è stato scritto da Alfredo Pochet, Counselor Olistico ad Orientamento Bioenergetico.

Iscritto ai registri nazionali FAIP (Federazione Italiana Associazioni di Psicoterapia) conduce percorsi individuali, di gruppo, classi di Bioenergetica e workshop tematici per favorire il benessere nelle relazioni, con se stessi e con gli altri.

Nei suoi lavori di Counseling integra metodologie moderne con tecniche maturate a seguito di un percorso di consapevolezza tradizionale.


Anna Maria Carbone è Marketing e Communication Manager, consulente e formatrice in comunicazione strategica, dinamica delle relazioni, gestione dei conflitti, negoziato, pianificazione strategica di marketing e comunicazione d’impresa, business planning, business writing e marketing personale.
Giornalista dal 2004 e copywriter dal 1992.
Sito Web: annamariacarbone.com


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